Report degli incontri su "Il territorio rurale putignanese e il turismo"

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Report degli incontri su "Il territorio rurale putignanese e il turismo"

A seguito dei due incontri di progettazione partecipata sul tema “Il territorio rurale putignanese e il turismo” (del 25 settembre e del 28 ottobre) è disponibile sul portale il report aggiornato delle proposte, cioè una sintesi dei temi trattati durante i due confronti con i referenti delle associazioni putignanesi e con l’assessore Gianluca Miano.

Le proposte sono state già inserite all’interno del portale e sono visionabili e commentabili in “Partecipa”, nella sezione “Turismo Rurale”.

Seguono al report le foto degli incontri.

 

“PUTIGNANO PARTECIPATIVA”

 “Il territorio rurale putignanese e il turismo”

- Report degli incontri sul patrimonio rurale (25 settembre e 28 ottobre 2014)

 

Il giorno 25 settembre scorso e il 28 ottobre si sono svolti, presso la Biblioteca comunale “Filippo De Miccolis Angelini”, i primi due incontri del progetto PUTIGNANO PARTECIPATIVA dal titolo “Il territorio rurale putignanese e il turismo”, dedicati al tema del turismo rurale e mirati a definire un’idea condivisa di patrimonio rurale per il Comune di Putignano per poi passare alla proposizione di idee per la valorizzazione dello stesso.

Il percorso, che si articolerà in diversi incontri partecipativi rivolti ai cittadini e gestiti da facilitatori esperti oltre che nell’attività web di proposta ed animazione della discussione sulla piattaforma www.putignanopartecipativa.org, avrà come risultato la definizione del contenuto del Documento di idee e proposte (DIP) per lo sviluppo del “turismo rurale” a Putignano che verrà consegnato all’Amministrazione locale quale strumento di indicazione per la messa in campo di politiche per lo sviluppo del territorio rurale putignanese.

Di seguito si riportano, in sintesi, i principali temi di discussione emersi nel corso dei primi incontri.

Gli ambiti tematici emersi

Vie di campagna

Viottoli e tratturi sono dei percorsi ciclabili naturali e costituiscono delle “passeggiate contadine” in quanto permettono di collegare punti differenti del territorio rurale, caratteristici per la vita dei contadini putignanesi.

Il territorio delle nostre campagne ne è pieno e diverse iniziative hanno cercato di riprenderne la valenza, utilizzandoli per escursioni nelle campagne alla scoperta della realtà contadina e degli altri elementi significativi del nostro paesaggio. Molti di questi percorsi collegano comuni limitrofi e questo li rende interessanti non solo a livello locale, ma anche come vie di comunicazione per un territorio più ampio del solo Comune di Putignano.

Note alla discussione

  1. Il paesaggio agricolo è deturpato dalla presenza di impianti fotovoltaici che ne snaturano gli aspetti caratterizzanti.
  2. È necessario, se si ragiona di percorsi di campagna, rendersi conto che l’attuale segnaletica turistica (laddove presente) è del tutto insufficiente a rispondere all’esigenze del turista, soprattutto straniero.
  3. Manca una mappatura completa e facilmente leggibile di questi viottoli.
  4. La percorribilità di queste stradine è messa in discussione dalla scarsa manutenzione e dalla presenza di erbacce.

 

Cammini “sacri”

Alcuni dei tratturi presenti nella campagna putignanese sono parte integrante di un progetto di inserimento nel percorso della “via francigena”, già in fase piuttosto avanzata. Il progetto consentirà di valorizzare il territorio stesso ed intercettare i flussi di turisti, prevalentemente stranieri, che percorrono tale via. È un tipo di turismo che, seppure sviluppato più di quanto solitamente si immagini, pochi conoscono ed ancor meno sono le realtà in grado di intercettarlo.

Il progetto prevede anche la costruzione del primo “cammino lento” della zona, un incentivo alla fruizione del territorio in maniera sostenibile e compatibile con i ritmi della campagna.

Note alla discussione

  1. Esiste un progetto di impianto a biomasse che intercetta il percorso della via Francigena e ne costituisce, pertanto, un elemento di criticità.

 

Sistema delle grotte

(Ref.: “La goccia” Pinuccio Mangini / “Associazione carsismo” Piero Lippolis)

Le grotte carsiche rappresentano una presenza piuttosto diffusa nel territorio della campagna putignanese, non sempre conosciuta dagli stessi cittadini.

Lo scenario, oltre che essere particolarmente suggestivo, è piuttosto variegato e comprende grotte carsiche (come, ad esempio, la Grotta del Ciliegio) e grotte rupestri (il sistema della Grotta Maria delle Grazie, costituita da ben 15 elementi) un tempo utilizzate dai contadini per differenti usi.

Esistono studi e pubblicazioni che hanno analizzato il sistema delle grotte carsiche locali, studiandone la morfologia, l’evoluzione storica e gli utilizzi che nel tempo ne sono stati fatti.

Note alla discussione

  1. In molti casi le grotte che via via sono state scoperte, non sono state dichiarate per non andare incontro ai vincoli imposti dalla sovrintendenza.

 

Architettura in pietra a secco

(Ref.: Giuseppe Miccolis)

Muretti a secco e trulli costituiscono degli elementi fortemente caratterizzanti la campagna putignanese, così come nella vicina Alberobello e in tutta la zona fino alla Valle d’Itria. Il sistema è articolato e distribuito sul tutto il territorio, secondo caratteristiche differenti a seconda nella zona sia in termini di tipologia architettonica che di utilizzo: specchie per il ricovero degli animali, trulli utilizzati anche dai contadini, muretti a secco di delimitazione dei fondi, ecc.

Nella zona di Putignano a queste architetture si aggiungono: terrazzamenti, caratteristici perché legati alla conformazione collinare del territorio e alla necessità del mondo rurale di renderli comunque coltivabili; aie e “casedd”; “pal’ment” o “pile” legate invece alla gestione dell’acqua piovana.

La particolarità è legata al fatto che questi elementi architettonici in pietra a secco sono presenti contemporaneamente in un territorio, quello di Putignano, non particolarmente esteso, con una concentrazione che li rende fortemente caratterizzanti.

Inoltre questo tipo di architettura, tipica delle nostre zone, ci mette in relazione con la più ampia cultura mediterranea e con altri Paesi nei quali sono presenti strutture architettoniche analoghe: questo inserisce il patrimonio rurale di Putignano in un contesto territoriale più ampio.

Un tempo queste architetture erano il frutto dell’attività di spietramento legata alla necessità di coltivare terreni tendenzialmente ricchi di presenze rocciose. Oggi spesso lo stato di conservazione di questi elementi è pessimo a causa dell’abbandono delle stesse da parte dei proprietari e della mancanza di fondi per la conservazione di queste preesistenze: si rischia così di perdere una traccia importante del nostro patrimonio rurale.

Alcune di queste strutture sono di proprietà comunale, ma la maggior parte sono di privati e quindi il recupero delle stesse è affidato all’iniziativa dei singoli e non ad una strategia pubblica complessiva.

Da diverso tempo la Regione Puglia ha avviato una tutela “normativa” con l’inquadramento di queste architetture all’interno del PPTR: questo, che sicuramente è un elemento positivo, non basta per favorirne in maniera significativa la riqualificazione e la conservazione.

Note alla discussione

  1. In paesi vicini (come ad esempio, Alberobello) sono state portate avanti politiche di gestione territoriale volte alla conservazione e valorizzazione di questi elementi architettonici. Perché non pensare di farlo anche a Putignano?

 

Mondo selvatico animale e vegetale

(Ref.: Paolo Vinella)

Il più famoso degli abitanti del mondo selvatico della campagna putignanese, che costituisce sicuramente parte del patrimonio rurale, è il falco grillaio.

Esistono però numerose altre specie presenti sul territorio e, soprattutto, al mondo animale si affianca la vegetazione spontanea caratterizzata da una notevole presenza di piante tipiche locali.

Una delle più significative è il fragno, albero appartenente alla famiglia delle querce presente in Italia solo in Puglia e Basilicata e diffusa invece in altre aree del Mediterraneo quali i Balcani e la Turchia. Questa condizione rende la pianta del fragno un elemento assolutamente caratterizzante per il patrimonio rurale putignanese.

L’utilizzo del fragno, un tempo, era piuttosto vario: le bacche che l’albero produce servivano per alimentare gli animali che venivano allevati in masseria; la sua ricchezza di tannino ne faceva un ingrediente di tisane per la cura dei problemi intestinali e uno dei principali componenti per la concia delle pelli; il legno, caratterizzato da una durezza elevata, era usato nella realizzazione di porte (ad esempio i portoni delle masserie) e nella nautica, per le carene delle navi.

Nel territorio della campagna putignanese, il fragno è presente in piccoli boschi e piante singole presenti in maniera piuttosto diffusa su tutto il territorio comunale. Nel bosco di San Pietro Piturno, ad esempio, ne sono presenti alcuni e il bosco è stato anche oggetto di lavori di sistemazione. Molti fragni sono presenti anche in giardini e boschi privati. In generale, però, queste piante non sono tutelate ma affidate alla conoscenza (e coscienza) dei singoli.

Tra i soggetti interessati alla pianta del fragno c’è l’Università degli Studi di Bari, che ha compiuto alcuni studi in merito. In generale però c’è disinteresse, quando addirittura non vengono compiuti danni e scempi che ne pregiudicano la conservazione.

Note alla discussione

  1. Una proposta che potrebbe andare incontro all’esigenza di tutelare il fragno (ma in generale il mondo animale e vegetale delle campagne putignanesi) è quella di istituire il Catasto delle piante, previsto come uno degli strumenti ad uso dell’Amministrazione comunale per il controllo e la gestione del proprio territorio.
  2. Alla tutela del fragno potrebbe contribuire l’istituzione del Parco del Barsento (e del fragno).

 

Masserie tradizionali

le masserie costituiscono sicuramente uno degli elementi maggiormente caratterizzanti il patrimonio rurale locale. Tali architetture rappresentano non solo degli elementi del paesaggio fortemente riconoscibili, ma raccontano la storia delle nostre campagne più di molti altri elementi: era nelle masserie, infatti, che si svolgeva (e si svolge tuttora, in alcuni casi) gran parte della vita contadina e di quei gesti tradizionali caratteristici della cultura rurale locale.

Ancora oggi, molte masserie sono luogo per l’allevamento di bovini o per la prima trasformazione dei prodotti locali. In alcuni casi si sono evolute acquisendo funzioni nuove quali la piccola ristorazione, l’agriturismo, la bioagricoltura, ecc.

 

Masserie didattiche

Una evoluzione moderna delle masserie è quella delle masserie didattiche: nel territorio putignanese è ancora una pratica poco presente, ma che qualcuno sta provando a portare avanti. Rappresenta, pertanto, un aspetto del patrimonio rurale moderno.

 

Feste campestri

Il patrimonio rurale putignanese ha, tra i suoi elementi costitutivi, anche le feste campestri: in particolare esiste una costellazione di feste legate a San Michele che si svolgono in varie contrade e località della campagna putignanese.

Altre feste significative sono quella dedicata alla Madonna delle Grazie e quella per San Biagio.

 

Produzioni e Risorse agricole locali

Numerosi sono i prodotti enogastronomici locali, noti e meno noti.

A parte la più conosciuta farinella, sono tipici della zona di Putignano le intorchiate, le fave fritte, i prodotti caseari (formaggi freschi, ecc.).

Ma ancora più interessante, se si considerano i prodotti derivanti direttamente dalla campagna putignanese, è la varietà di frutta presente: a parte nespoli e gelsi, diffusi un po’ ovunque sul territorio regionale, sono presenti frutti maggiormente caratteristici quali sorbe, azzeruoli, corbezzoli e cicivizzi oltre che mele cotogne, melegrane, fichi.

Questo tipo di produzione rappresenta uno spaccato delle cultura contadina e del patrimonio rurale che si conserva nel tempo: la valenza attuale è legata anche alla capacità di queste piante di essere coltivate senza “intaccare” il territorio (a differenza di molte colture di tipo intensivo), quasi spontaneamente  e senza grandi necessità di cure.

Attualmente, nel territorio putignanese, sono presenti numerose piante di questo tipo ma rappresentano, solitamente, colture dedicate all’autoconsumo dei contadini stessi, realizzate in maniera non sistematica ma “casuale” perché già presenti su terreni dedicati ad altro tipo di produzione. Nel caso del melograno esiste un caso di produzione massiva (100 quintali circa nel primo anno) che sta riscontrando un buon successo: il paradosso è pensare che al supermercato si trovano succhi di melegrane provenienti dall’estero mentre le nostre colture di questi prodotti diventano sempre meno estese.

Note alla discussione

  1. La coltivazione di questa tipologie di prodotti agricoli, se da una parte garantisce un maggior rispetto del territorio, dall’altra non esprime (almeno così com’è adesso) un potenziale interessante in termini di mercato. Per questa ragione molti contadini si rivolgono a coltivazioni di tipo intensivo. L’obiettivo dovrebbe essere conciliare le due cose.
  2. Bisognerebbe intercettare quei giovani (che ci sono) che vogliono tornare alla campagna e promuovere iniziative che uniscano vita rurale e istanze di carattere sociale, inserimento lavorativo, recupero di fasce deboli, ecc. (agricoltura sociale).

 

Sistema delle strutture ricettive

A completare il patrimonio rurale così come connotato oggi ci sono anche le strutture ricettive, diffuse nelle campagne.

Prevalentemente parliamo di strutture per la ristorazione: masserie e piccoli agriturismi. Questi ultimi, assieme ai b&b presenti sia in campagna che nel contesto urbano, rappresentano la disponibilità di posti letto che il territorio è in grado di offrire.

La caratteristica principale è la dimensione piuttosto contenuta delle strutture, che se da una parte non garantisce la possibilità di ospitare grandi numeri di turisti e di interessare pertanto alcune tipologie di tour operator, dall’altra permette di vivere in maniera più “vera” e sostenibile il territorio, secondo gli stili e i ritmi di vita propri dello stesso.

Note alla discussione

  1. È la scelta più opportuna in termini di valorizzazione del patrimonio rurale quella di limitare la tipologia di strutture ricettive a quelle aventi dimensioni (e quindi capacità) così contenute?

 

 

 

 

 

Info e contatti

Maurizio Difronzo / Resp. Comunicazione Putignano Partecipativa / 340.6869063 / scrivi@putignanopartecipativa.org

 

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